Le 10 Migliori Cantine in Italia
L'Italia è il Paese con il maggior numero di DOC e DOCG al mondo, oltre 500 denominazioni che coprono vitigni, pratiche di vinificazione e territori unici. Ma la rivoluzione qualitativa che ha trasformato il vino italiano da sfuso conveniente a oggetto di desiderio internazionale è nata dall'azione di un gruppo ristretto di produttori visionari: Marchesi Antinori che sfidò il disciplinare del Chianti con il Tignanello nel 1971; Angelo Gaja che rivoluzionò il Barbaresco con la barrique borgognona nel 1978; Mario Incisa della Rocchetta che creò il Sassicaia senza rispettare nessuna denominazione esistente. Queste dieci cantine sono la storia del vino italiano moderno.
1. Marchesi Antinori, Toscana
La famiglia Antinori vinifica in Toscana dal 1385 — ventisei generazioni — ma è con il Tignanello 1971 che Piero Antinori ha scritto la storia del vino moderno. Il Tignanello (Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Cabernet Franc 5%, invecchiato in barrique bordolesi) fu il primo vino toscano di peso a includere vitigni internazionali e a maturare in barrique piccola anziché in grande botte. Il Solaia (Cabernet Sauvignon 75%, Sangiovese 20%, Cabernet Franc 5%), prodotto dalla stessa vigna di Tignanello, è il Super Tuscan più vicino allo stile di un Grand Cru bordolese. Antinori possiede anche Pian delle Vigne a Montalcino (Brunello), Badia a Passignano (Chianti Classico DOCG) e Guado al Tasso in Bolgheri.
2. Gaja, Barbaresco e Toscana
Angelo Gaja è il produttore di vino italiano più famoso al mondo. Dal 1961 ha trasformato il Barbaresco DOCG da vino rustico di riferimento locale a oggetto di culto internazionale con la barrique borgognona, le rese drasticamente ridotte e la comunicazione visionaria. I suoi cru di singolo vigneto — Sorì San Lorenzo, Sorì Tildìn e Costa Russi (tutti ora classificati come Langhe Nebbiolo DOC dopo una sua decisione controversa del 1996) — sono tra i vini più costosi d'Italia. Il Barolo Sperss e il Barolo Conteisa sono i riferimenti di Serralunga d'Alba. In Toscana, il Ca' Marcanda produce Promis (Merlot, Syrah, Barbera), Magari e Camarcanda (blend bordolese) a Castagneto Carducci in Bolgheri.
3. Tenuta San Guido (Sassicaia), Bolgheri
Mario Incisa della Rocchetta piantò Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc a Bolgheri negli anni '40 ispirandosi ai blend di Graves, la zona bordolese che preferiva. Per vent'anni il Sassicaia fu il vino della famiglia. La prima vendemmia commerciale fu il 1968; nel 1994 ottenne la propria DOC — la Bolgheri Sassicaia DOC, unica al mondo dedicata a un singolo produttore. Il Sassicaia 1985 vinse il primo tasting internazionale a Londra contro i grandi Borgogna e Bordeaux; l'annata 2015 ricevette 100/100 da Robert Parker. Il Sassicaia è l'archetipo del Super Tuscan e il vino che ha dato dignità alla costa toscana come terroir d'eccellenza.
4. Ornellaia, Bolgheri
Ornellaia, Bolgheri Superiore DOC da Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot, fu fondato da Lodovico Antinori (cugino di Piero) nel 1981. La cantina è oggi di proprietà della famiglia Frescobaldi (51%) e di Mondavi-Constellation (49%). Il Masseto — Merlot in purezza da un singolo vigneto nel cuore della proprietà, prodotto dal 1986 — è il vino italiano più vicino al Pétrus per lo stile e tra i più costosi al mondo: l'annata 2015 viene quotata oltre 600 euro. Il Le Serre Nuove dell'Ornellaia è il secondo vino, con ottimo rapporto qualità-prezzo. La cantina a Bolgheri offre degustazioni con tour artistico delle installazioni annuali ("Vendemmia d'Artista").
5. Biondi-Santi, Montalcino
La famiglia Biondi-Santi ha inventato il Brunello di Montalcino come lo conosciamo. Ferruccio Biondi-Santi nel 1888 selezionò il clone di Sangiovese Grosso (localmente detto Brunello) più adatto all'invecchiamento prolungato e produsse il primo Brunello di riserva destinato a decenni di affinamento. Il Brunello Riserva 1891 è considerato il primo vino italiano moderno concepito per l'invecchiamento multiplo-decennale. Le riserve storiche (1888, 1891, 1945, 1955, 1964, 1975) sono tra i vini più leggendari al mondo. Il Brunello annata (non riserva) di Biondi-Santi richiede comunque almeno un decennio dalla vendemmia prima di esprimersi pienamente.
6. Frescobaldi, Toscana
Marchesi de' Frescobaldi è una delle famiglie vinicole toscane più antiche, con radici nel XIV secolo e proprietà diffuse in tutta la regione. Il Castello di Nipozzano Chianti Rufina Riserva DOCG è il prodotto storico di riferimento: il Rufina è il Chianti più austero e longevo per via dell'altitudine e del clima continentale. Il Mormoreto (Cabernet Sauvignon, Merlot, Malbec e Cabernet Franc da Nipozzano) è il Super Tuscan della casa. La Tenuta CastelGiocondo a Montalcino produce un Brunello DOCG di riferimento. Frescobaldi possiede anche Luce della Vite (joint venture con Mondavi), produttore del Luce e del Lucente, blend di Sangiovese e Merlot a Montalcino.
7. Ceretto, Barolo e Langhe
Bruno e Marcello Ceretto hanno costruito uno dei più importanti portfolio di cru di singolo vigneto in Barolo DOCG. Il Brunate (La Morra), il Bricco Rocche (Castiglione Falletto) e il Prapo (Serralunga d'Alba) sono i tre cru principali, vinificati separatamente per esprimere le differenze di terroir tra le sabbie di La Morra (eleganza precoce) e le argille di Serralunga (struttura e longevità). La cantina Bricco Rocche è ospitata in una struttura-icona di vetro sulla sommità della collina, progettata da Giorgio Ceretto. L'Arneis Blangé (bianco da vitigno autoctono delle Langhe) è tra i bianchi piemontesi più venduti al mondo.
8. Vietti, Barolo e Barbera
La famiglia Vietti a Castiglione Falletto possiede vigneti nei più importanti cru del Barolo: Rocche di Castiglione (elegante, aromatico), Brunate (La Morra, vellutato), Lazzarito (Serralunga, austero e longevo) e Villero (Castiglione Falletto, l'etichetta storica della casa). Luca Currado, enologo e proprietario, è considerato il custode della tradizione "moderata" del Barolo — barrique piccola per l'apporto di tannini fini, ma rispetto del carattere del Nebbiolo senza sovraestrazione. La Barbera d'Asti Superiore Scarrone Vigna Vecchia è il riferimento per la Barbera da invecchiamento in Italia. La cantina accoglie visitatori su appuntamento per degustazioni verticali.
9. Giuseppe Mascarello e Figlio, Barolo
Mauro Mascarello è il più coerente custode della tradizione "classica" del Barolo: nessuna barrique, solo grandi botti di rovere slavoniano, macerazione prolungata, rifiuto del modernismo enologico. Il Monprivato (Castiglione Falletto) è il vino di punta: da una vigna di 6,7 ettari in affitto, una delle più celebri del Barolo DOCG. La Ca' d'Morissio è il Monprivato prodotto solo nelle annate eccezionali da una selezione di micro-parcelle della vigna, a bassa resa estrema. Il Barbera d'Alba Santo Stefano di Perno è parimenti iconico per il vitigno. Le produzioni sono piccole, la lista d'attesa per l'acquisto diretto è lunga.
10. Allegrini, Amarone e Valpolicella
La famiglia Allegrini a Fumane nella Valpolicella Classica è il produttore di riferimento per l'Amarone della Valpolicella DOCG. Il La Poja (Corvina in purezza da un vigneto a Fumane) e l'Amarone Classico (da Corvina, Corvinone e Rondinella appassite cinque mesi sui graticci) sono i vini di fascia alta. Il Recioto della Valpolicella Classico è uno dei dolci italiani da invecchiamento più sottovalutati. La filosofia Allegrini privilegia il rispetto del frutto dell'appassimento senza sovraestrazione tannica: Amarone elegante piuttosto che massiccio. La villa storica della famiglia a Fumane è sede di degustazioni e accoglie visitatori.
La Nascita dei Super Tuscan
Nel 1971 il disciplinare del Chianti DOCG imponeva l'uso di almeno il 10% di vitigni bianchi nel blend rosso. Piero Antinori rifiutò questa regola e creò il Tignanello senza aderire ad alcuna denominazione — imbottigliato come Vino da Tavola, la categoria più generica. Lo stesso fece Mario Incisa con il Sassicaia. Quando nel 1978 Robert Parker attribuì i punteggi più alti di sempre a vini italiani proprio a questi Vino da Tavola, il sistema delle denominazioni fu costretto a rivedere i disciplinari. Nel 1992 nasceva l'IGT Toscana (Indicazione Geografica Tipica) che oggi ospita la maggior parte dei Super Tuscan. Tutte le cantine di questa lista sono mappate sulla mappa interattiva.